Verso un’urbanistica della collaborazione

 


 

Seguendo la tradizione consolidata della fotografia di paesaggio italiana, ho lavorato sul quartiere di Santa Teresa ragionando sulle componenti fondanti del concetto di comunità, ovvero le relazioni tra luogo e identità che questa ristretta area geografica mette in campo, utilizzando la fotografia non solo come strumento che “documenta” i territori ma anche come mezzo che diviene occasione di partecipazione e condivisione di percorsi culturali ed esistenziali legati ai luoghi.L’aver coinvolto direttamente gli abitanti del quartiere è stato fondamentale perché il rapporto con il territorio diventa possibile solo attraverso la mediazione diretta di più testimoni, innescando in questo modo una mediazione tra il punto di vista del fotografo (puramente soggettivo, legato al proprio immaginario) e la percezione che gli abitanti del luogo hanno del proprio “habitat”, il loro immaginario collettivo. Questo modo di operare implica l’intendere la fotografia come strumento per “scoprire una normalità delle cose, antieroica, antimitica, quotidiana e non retorica” (citando Basilico) o, citando Guido Guidi, “come un momento di comprensione, non di ostentazione”.
L’indagine sul luogo e sulla sua identità si è quindi sviluppata realizzando queste fotografie che mettono insieme una descrizione “topografica” del quartiere e una più intima, raccogliendo gli interni delle abitazioni e degli spazi di aggregazione, inseguendo i segni dell’uso degli spazi, della difesa della bellezza e degli interventi di auto-gestione dello spazio che la comunità ha messo in atto.
Questa serie di fotografie è stata esposta durante la festa di quartiere, sul muro della ex scuola, momento conclusivo e di condivisione del progetto. Le fotografie, di grande formato, sono rimaste affisse per più di due mesi, portate via soltanto dalle intemperie e non da atti vandalici. Questo credo sia significativo perché in qualche modo penso che il rispetto per quel “ritratto pubblico” del quartiere significhi che l’immaginario collettivo sia stato colto e forse rinnovato; è stato anche importante aver offerto al resto della città una visione di un quartiere sconosciuto ai più e che, in ogni caso, offre un’immagine di sé molto dura.
E’ quindi vero, come sostiene la teorica della fotografia Liz Wells in Land Matters, recente suo studio sul rapporto tra paesaggio, fotografia e identità, che “la fotografia contribuisce in modo significativo al nostro senso di conoscenza, percezione ed esperienza, e a trasformare il nostro modo di porci in relazione con la storia e la geografia e, per estensione, con il senso di noi stessi”. All’interno dell’intero progetto, la fotografia è stata quindi uno dei tasselli che ha risvegliato il senso di appartenenza al luogo, contribuendo al processo di rigenerazione sociale che ci si era prefissati.
(dall’intervento tenuto durante la Urban Thinker Session del 19 febbraio per “The City we need: Open for Art”, Università di Sassari, DADU, Alghero, 18-20 febbraio)

Mano a Santa Teresa è un progetto di rigenerazione urbana e sociale del quartiere di Santa Teresa nella periferia di Cagliari, basato sull’utilizzo di “Mano”, una piattaforma online e mobile in grado di agevolare la partecipazione attiva dei cittadini alla vita di quartiere.
 
Mano nasce dalla fortunata fusione di due team: da un lato due sviluppatori e un illustratore di Tiscali (Ernesto Puddu, Sergio Picciau e Riccardo Atzeni) dall’altro tre architetti del collettivo Sardarch (Matteo Lecis Cocco-Ortu, Nicolò Fenu e Francesco Cocco). In occasione della candidatura di Cagliari a Capitale Europea della Cultura 2019, il Comune di Cagliari inserisce Mano fra le attività sostenute per la candidatura.
 
Il quartiere di Santa Teresa si caratterizza per una forte disoccupazione giovanile, microcriminalità ed un tessuto sociale ben strutturato. Gli spazi pubblici sono carenti e diversi edifici pubblici sono in disuso. Il team di Mano durante sei mesi ha sperimentato la app e ricercato il suo spirito attraverso un progetto culturale partecipativo: una mostra fotografica che vedeva come soggetti gli abitanti e gli spazi del quartiere allestita con l’aiuto di volontari esterni al quartiere; un documentario che va alla scoperta della filosofia di Mano; una festa di quartiere organizzata dai residenti all’interno dell’ ex scuola di via Santa Maria Goretti, dando all’edificio un nuovo volto e una nuova funzione all’interno del quartiere.
 
La mattina di sabato 13 dicembre 2014 insieme ai volontari coinvolti attraverso una campagna di comunicazione mirata sui social network è stata realizzata un’installazione urbana dei progetti fotografici di Stefano Ferrando e Valeria Malavasi, recuperando così uno spazio in disuso da restituire al quartiere.
Supporto dell’installazione fotografica urbana è stato il muro di cinta della scuola dismessa all’angolo tra via Santa Maria Goretti e via Enrico Toti. Lungo la via Santa Maria Goretti sono state attaccate tramite colla liquida per manifesti 40 fotografie della dimensione di 1 metro x 1,40 che rappresentano il racconto del quartiere di Santa Teresa secondo lo sguardo del fotografo Stefano Ferrando. (testo: Sardarch).

 

 


 

Le foto per il progetto “Mano a Santa Teresa” sono state esposte presso l’Università IUAV di Venezia in occasione di “Sono stato lì. Esperienze di rilievo fotografico nell’Italia contemporanea“, mostra e seminario a cura di S. Munarin e A. Pertoldeo. I progetti fotografici esposti costituiscono il primo corpo dell’Archivio Fotografico sul Paesaggio Italiano che è intenzione degli organizzatori alimentare nei prossimi anni attraverso analoghe operazioni di monitoraggio delle ricerche fotografiche, anche attraverso la collaborazione di altri enti e associazioni.

Nel novembre 2015 esce “Verso un’urbanistica della collaborazione“, volume interamente curato da Sardarch ed edito da Lettera 22. Il libro parte dall’esperienza di Santa Teresa e “esplora le dinamiche dell’urbanistica collaborativa, riaffermando il valore e la dimensione politica del ruolo dell’architetto nel mondo contemporaneo partendo dall’impegno concreto nelle dinamiche di cambiamento della società e delle città”.